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Enmeshment lavorativo

Leggendo un libro qualche anno fa, mi sono resa conto di come nella nostra società una delle prime domande che poniamo ad una persona che stiamo conoscendo è: “Di cosa ti occupi nella vita?”. Spesso non rispondiamo con il verbo “fare” ma con il verbo “essere”, come a volerci autodefinire ed essere riconosciuti socialmente, forse, più per quello che siamo per il tipo di ruolo che ricopriamo.

Con il termine “enmeshment” nell’ambito della psicologia del lavoro ci si riferisce infatti alla tendenza, necessità e convenzione di volerci identificare totalmente con il nostro lavoro, come se la nostra identità personale e quella lavorativa non fossero slegate ma strettamente unite tra loro, come se non ci fosse un confine tra le due parti.

👩🏼‍🏫 Ma questo perché accade? Accade perché fin da piccoli viene chiesto ai bambini: “Che lavoro vuoi fare da grande?” oppure viene detto loro: “Devi studiare per avere un giorno un buon lavoro”, come se il nostro ruolo e contributo all’interno della società dipendesse quasi esclusivamente dal tipo di impiego svolto, e soprattutto se la nostra persona e la sua felicità fossero un’esatta conseguenza della realizzazione professionale.

Il rischio di questa eccessiva identificazione, soprattutto sul lungo termine, porta a dei risvolti che potrebbero essere negativi. Soprattutto in una società come quella di oggi in cui avere e mostrare i propri successi è diventato quasi indispensabile, l’idea socialmente accettata è che la nostra autorealizzazione dipenda, in grandissima parte, dal raggiungimento di un certo status professionale, e se ciò non succede il senso di insoddisfazione e frustrazione non è limitato alla sola sfera lavorativa, ma mina anche quella personale.

🍎 La soluzione è quella di riuscire a vivere il lavoro come un semplice mezzo e non il fine della nostra esistenza, oppure di riuscire ad essere consapevoli che le due sfere sono le due metà di una mela, entrambe connesse e influenzabili tra loro ma comunque indipendenti.

E se proprio dobbiamo identificarci molto con il nostro lavoro, personalmente voglio essere riconosciuta non per il tipo di lavoro che svolgo ma per come lo svolgo, per il valore aggiunto che porto in primis come essere umano e al contributo sociale che darei anche facessi un altro mestiere.

Di Renzo Cecilia social recruiter

Veronica Grasso

Social Media Recruiter

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